GOOD MORNING PRIVACY! | Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito.

Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito.

“Un uomo intelligente sa quando ha ragione; un uomo saggio sa quando ha torto. La saggezza non mi trova sempre, quindi cerco di accoglierla quando lo fa, anche se arriva tardi, come in questo caso. Rivedo quindi il mio giudizio sommario del 2023 e l’ordinanza in questo caso”.

Personalmente questo incipit della decisione con la quale un giudice americano l’altro ieri ha, almeno per il momento, stabilito che usare materiale protetto da diritto d’autore per addestrare algoritmi destinati a dar vita a servizi concorrenti rispetto a quello nel cui ambito è pubblicato il materiale protetto rappresenta una violazione del diritto d’autore, vale da solo il caffè di questa mattina.
Raro, rarissimo. Un Giudice che ammetta un proprio errore di valutazione e ritorna sui suoi passi per correggere il tiro.

Ma bellissimo, nobile e prezioso, capace di far ben sperare sul futuro dell’umanità e, quindi, secondo me, particolarmente, adatto a accompagnare il caffè del mattino.

Venendo al caso specifico per non perdermi nel romanticismo la sintesi è semplice: Thomas Reuiters è, tra l’altro, editore di uno dei più grandi database legali al mondo, un database nell’ambito del quale i documenti sono preceduti da brevi note che ne riassumono i tratti essenziali.

Ross Intelligence, una società intenzionata a creare un sistema di intelligenza artificiale destinato a supportare i professionisti del diritto nell’accesso e riuso di provvedimenti – leggi e sentenze – americani ha, anche se indirettamente ovvero attraverso un fornitore terzo, dragato a mani basse l’archivio della Reuiters per addestrare i propri modelli.

Davanti alle contestazioni della Reuiters ha, tra l’altro, eccepito il fair use, l’eccezione prevista dalla disciplina americana sul copyright che consente il riuso di altrui contenuti senza alcuna autorizzazione del titolare originario dei diritti sui contenuti in questione.

Secondo il Giudice-pentito, tuttavia, quest’eccezione sarebbe infondata e non avrebbe futuro nella prosecuzione del giudizio.
Non potrebbe considerarsi fair, corretto un utilizzo di contenuti protetti da diritto d’autore che abbia lo scopo o anche solo l’effetto ultimo di far concorrenza a chi su quei contenuti detiene i diritti d’autore.

La decisione è sommaria, riguarda un caso specifico diverso da quello relativo all’addestramento dei grandi modelli di AI generativa ma segna, comunque, un indirizzo e principi decisamente utili.

Forse, quello che sta accadendo, con pochi giganti che sfamano i loro algoritmi con contenuti creativi prodotti dall’intera umanità, spesso per andare a far concorrenza proprio ai titolari dei diritti su questi contenuti non è così tanto lecito.
Ma staremo a vedere.

Frattanto godiamoci la bellezza di un giudice che dice di aver sbagliato e si corregge.

Buona giornata per davvero e, naturalmente, good morning privacy!