Chat control. Esigiamo il diritto a non dover scegliere tra diritti

Guido Scorza

Nei giorni scorsi il Parlamento europeo ha, nuovamente, autorizzato le big tech, a monitorare, su base volontaria, i contenuti condivisi e pubblicati dagli utenti per contrastare lo scambio di contenuti pedopornografici e l’adescamento dei più piccoli online.

Una facoltà accordata loro fino al 2028, nella speranza che frattanto si riesca a trovare un accordo sulle nuove regole per garantire un contrasto efficace alla pedopornografia online, regole sulle quali, sfortunatamente, sin qui quest’accordo è sembrato impossibile.

Tanto è bastato perché media e opinione pubblica tornassero a dividersi tra chi sostiene che in nome della tutela dei bambini sia giusto così e chi, al contrario, sostiene che, così facendo si apra e, anzi, spalanchi la porta a inaccettabili forme di sorveglianza di massa.

Un diritto contro l’altro, di nuovo.

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