GOOD MORNING PRIVACY! | Non voglio aiutare più del necessario quei fottuti robot!

Tony Gilroy è uno degli scrittori e sceneggiatori televisivi di maggior successo del piccolo e del grande schermo.
Una star indiscussa negli Stati Uniti e nel resto del mondo che ha acclamato, tra gli altri suoi successi, Andor, una serie TV da record.
Gilroy aveva deciso di prendere l’intera sceneggiatura della sua serie, più o meno mille e cinquecento pagine, e metterla online, su un sito internet, accessibile gratuitamente al pubblico.
Lo aveva annunciato, ci aveva lavorato, era convinto fosse la cosa giusta da fare.
Poi, nei giorni scorsi, il ripensamento.
Non lo faccio più.
Mi tengo tutto per me.
Non metto nulla online.
Se lo facessi finirebbe inesorabilmente tutto in pasto agli algoritmi delle intelligenze artificiali generative.

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GOOD MORNING PRIVACY! | Quel chatbot ha istigato mio figlio al suicidio. E ora prende il suo posto!

“Non lo faccio per me ma per scongiurare il rischio che il mio dolore debba appartenere anche a qualcun altro”.
Sono le parole con le quali Megan Garcia, mamma di un quattordicenne morto suicida per effetto – a quanto sostiene la mamma – di una prolungata relazione a carattere sentimentale con un chatbot racconta le ragioni della sua iniziativa giudiziaria nei confronti di CharacterAI, una società specializzata nella messa a disposizione del pubblico di chatbot personalizzati, capaci di intrattenere qualsiasi genere di rapporto con gli utenti.

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GOOD MORNING PRIVACY! | Quel padre ha ucciso due figli, parola di ChatGPT. Ma è falso…

Immaginate di chiedere a ChatGPT chi siete.
E immaginate di sentirvi rispondere che siete un padre che ha ucciso due dei suoi tre figli e per questo siete finito in prigione.
Vi sentirete come si è sentito un uomo norvegese, peraltro, effettivamente padre di tre figli.
Ma i tre figli in questione sono vivi e il padre non ha mai pensato di far loro del male e men che meno è mai finito in prigione per un crimine tanto orrendo che non ha mai commesso.

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GOOD MORNING PRIVACY! | Intelligenza artificiale e umanità perduta

Confesso che poche volte, sin qui, scrivere e registrare un episodio di questo podcast mi è umanamente costato così tanto.
Ma quella di oggi è una storia brutta davvero, una storia orribile, anzi, disumana direi, nel senso più letterale del termine.
C’è un fenomeno noto ormai da un po’: quello di influencer completamente artificiali, che non esistono in natura perché generati dall’intelligenza artificiale e che sono usati dai loro padroni – un po’ come i burattinai usano i burattini – per far soldi, talvolta anche tanti.

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GOOD MORNING PRIVACY! | Uomini, robot e discriminazioni

L’impatto dell’interazione tra uomini e intelligenza artificiale sulla discriminazione è il titolo dello studio appena pubblicato dal Policy Lab della Commissione europea.
Centodieci pagine tutte da leggere per convincersi, numeri, dati e esperimenti alla mano che le cose sono più difficili di quanto non appaiano quando si tratta di garantire che le decisioni algoritmiche o – il che non è troppo diverso – i suggerimenti algoritmici di decisioni umane non incorrano in pericolose e gravi discriminazioni.

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