Decidono di sposarsi e chiedono a un amico che li conosce bene di celebrare il matrimonio per rendere la cerimonia più intima e romantica.
Lui accetta ma non avendo mai celebrato un matrimonio chiede a ChatGPT di scrivergli il discorso che avrebbe dovuto pronunciare, promesse e obblighi che avrebbe dovuto chiedere ai due promessi sposi di assumere.
Detto fatto.
O, meglio, chiesto e scritto da ChatGPT.
Ma non è tutto oro quello che luccica e non son sempre nozze quelle che sembrano esserlo.
Lo racconta bene una storia che rimbalza da un Tribunale olandese.
Se vi interessa ascoltate il podcast.
Ma dopo la sigla
L’ufficiale dell’anagrafe che avrebbe dovuto trascrivere il matrimonio nel registro dello stato civile per renderlo valido leggendo promesse e obblighi assunti dagli sposi o, meglio, dai due sfortunati che pensavano di essersi sposati ha notato che qualcosa non andava e ha, quindi, chiesto ai Giudici di verificare se il matrimonio potesse essere registrato.
Nei giorni scorsi è arrivata la risposta.
Un fermo, per quanto dispiaciuto, no.
Il discorso pronunciato dall’amico della coppia incaricato e autorizzato a officiare il matrimonio e, soprattutto, le promesse e gli obblighi assunti dai due nubendi erano difformi da quanto previsto dal codice civile olandese.
Impossibile, sulla base di quel che si sa, dire se per colpa del prompt ovvero della richiesta con la quale l’amico dei due ha chiesto a ChatGPT di aiutarlo a trovare le parole giuste per dichiararli marito e moglie e unirli in matrimonio o per colpa di ChatGPT ma fatto sta che le parole pronunciate, tanto dall’officiante che dai due promessi sposti, non sono state quelle giuste.
Romantiche e divertenti più del solito certamente si.
Valide a norma di legge per unire due persone in matrimonio certamente no.
E, in fondo, cuore e romanticismo a parte, il matrimonio è un contratto che senza le formule di rito non può considerarsi valido.
Inutile la difesa della coppia che ha, naturalmente, confermato ai giudici la serietà delle intenzioni e l’ignoranza delle mancanze nelle quali erano incorsi e inutile anche l’invito rivolto ai Giudici a non cancellare con una sentenza la data delle loro nozze, scelta tra tante possibili e alla quale erano affezionati.
Comprendiamo tutto, comprendiamo bene ma dura lex sed lex hanno risposto i Giudici olandesi costringendo i due a celebrare, anche se solo per esigenze di forma, un nuovo matrimonio in municipio.
Vicenda più da sorriso del mattino che da sottili riflessioni giuridiche anche se, forse, una considerazione la suggerisce.
Stiamo, evidentemente, acquisendo così tanta fiducia nell’intelligenza artificiale e in particolare, in questo caso, in quella generativa da affidarle compiti sempre più rilevanti per le nostre vite e per quelle di chi ci sta vicino.
Ma la fiducia cieca in strumenti e servizi che per quanto possano apparire capaci di soddisfare ogni nostra richiesta come se stessimo strofinando la lampada di Aladino sono nati con ambizioni più modeste e dovrebbero, essenzialmente, esser usati per mettere in fila parole in maniera statisticamente lessicalmente corretta è, spesso, mal riposta.
I due sposi olandesi e il loro amico, certamente, non dimenticheranno la lezione tanto facilmente.
Ma dobbiamo farla nostra anche noi.
Bene usare l’intelligenza artificiale generativa ma solo per far prima in domini nei quali siamo in condizione di poter verificare il contenuto che genera, insomma, ricordando che magari sa scrivere bene e velocemente ma non è la grande saggia che talvolta pensiamo che sia.
Oggi un caffè leggero.
Buona giornata e good morning privacy!
